La guerra è insita nell’animo umano ed è l’attività più vecchia del mondo che porta distruzione e morte. Una guerra prevede, o dovrebbe prevedere, parti armate che combattono per accalappiarsi un pezzo di territorio. Il fine? Dimostrare di essere più forti e più potenti. Si dimentica che siamo ospiti di un pianeta che per una ragione inspiegabile ha deciso di accoglierci. Non abbiamo alcuna idea della nostra ultima destinazione. Nemmeno il più presuntuoso può pretendere di offrire una risposta al più grande interrogativo dell’uomo. Fin qui tutto bene, se non fosse che alcuni uomini hanno deciso di annientarne altri. Il fenomeno più vecchio del mondo. Probabilmente chi dubita dell’esistenza di Dio può avere delle ragioni più valide di chi dubita dell’esistenza del male. Si dimentica che l’esistenza umana è talmente breve che ogni ragionamento di forza e di potere perde di significato. Eppure, continua in alcuni animi umani ad essere pulsante quel desiderio di supremazia, di potere e di provocare male a chi non ha armi e non ha più nemmeno il carburante necessario per poter vivere. La guerra dovrebbe presupporre uno scontro tra soggetti armati. Oggi è strumentalizzata la parola “guerra” per offrire all’uomo la possibilità di annientare un popolo. Le ragioni? Non credo di essere in grado di capire l’origine di tale forma di male. Il restare inerti nel vedere una lenta agonia di un popolo destinato ad estinguersi. La presunzione di dividere gli umani in soggetti di serie A e soggetti di serie B. Il diritto di uguaglianza non esiste più. Non esiste più alcun diritto umano nel 2025. Assistiamo inerti ad una forma di estinzione umana, prodotta dalla volontà di altri esseri umani. Possiamo provare a sensibilizzare chi vogliamo attraverso articoli, immagini e video. Ma temo che nulla di tutto ciò possa servire, se il mondo continua ad essere diviso tra uomini che hanno il potere e uomini privi di esso. Solo i primi hanno in mano la vita di milioni di persone e decidono che alcuni popoli valgono meno di altri. Cosa possiamo fare allora? Possiamo alzare la voce che non arriverà ai potenti, ma arriverà a quelle anime che potranno nel quotidiano diffondere umanità con un sorriso, una carezza o un abbraccio. Ci resta quella. Cerchiamo di pensare che è puro caso l’essere nati in un paese non in guerra, il non appartenere ad un popolo in via di estinzione per il male inflitto da altri uomini. Noi che andiamo a dormire nelle nostre comode case, noi che abbiamo tutto e non abbiamo deciso di averlo. Noi che abbiamo la fortuna di non sentire il rumore delle bombe. Noi che abbiamo la fortuna di avere medicine, cibo e acqua. Noi che abbiamo la fortuna di poter amare ed essere amati. C’è chi non ha più nemmeno questo.
